Associazione "Amici di Ndugu Zangu" O.N.L.U.S.
  I nostri amici
 Adriana e Piero, con i figli Francesco, Giulia, 
 Stefania, Gaia e lo zio "Ciccio"
  

 

2005: Ritorno in Kenya

Nell'85 a Nkubu avvenne l'incontro tra Luigi e noi, Adriana e Piero, allora in servizio di volontariato presso l'ospedale della Consolata. Poi ci siamo rivisti nell'87, sempre li', e successivamente, con il nostro ritorno in Italia, ci siamo persi di vista.

E' stato un articolo apparso sulla rivista "Vita" a farci rincontrare e di li' scoprire che mentre noi ci pensavamo ancora in Kenya, sia pure solo con la mente ed il cuore, Luigi c'era davvero.

Il viaggio di quest'anno l'avevamo programmato già da tempo, per dare la possibilità a nostro figlio Francesco di conoscere il posto dove lui era nato, proprio lì ad Nkubu, nell'86. Nel viaggio con noi c'erano anche le tre sorelle più giovani e uno zio, il "Ciccio".

Dopo aver preso contatti con Luigi durante il suo ultimo viaggio in Italia, dov'era venuto per l'intervento al cuore di Mackson e Peter, abbiamo programmato una visita a Ndugu Zangu. In Italia con loro c'era anche Matthew, il braccio destro di Luigi, e ci è spiaciuto molto non rivederlo a Ndugu Zangu perché era in giro per conto della Comunità.

Arrivarci non è stato facile, per via della strada accidentata e senza l'ombra di un'indicazione, anche se c'era con noi un ragazzo che diceva di conoscere il posto. Ma una volta arrivati lì, nonostante le difficoltà, ci si è aperto il cuore, a vedere, in un posto così sperduto, quello che è stato possibile realizzare.

L'accoglienza di tutti è stata meravigliosa: la loro esuberanza e semplicità è stata sicuramente contagiosa e in quei giorni, purtroppo pochi, trascorsi senza guardare l'orologio e senza nulla di programmato, ci è sembrato di vivere in una realtà fuori dal tempo. Luigi ci ha fatto vedere tutto il lavoro realizzato insieme alla Comunità, ed è veramente molto, moltissimo, anche se tanto resta ancora da fare.

Luigi è un vulcano di idee, ti contagia: ora con il trattore, ora con l'idea della scuola superiore, o tante altre idee che gli frullano per la testa.

Anche l'ospedale è ormai a buon punto: un lavoro ciclopico per quella realtà. E ancora: la lavanderia, altre casette per gli ospiti che vorrebbe fare, eccetera.

L'ambiente circostante, così naturale, sembra un angolo di paradiso; il cuore si stringe però a pensare ad una realtà così genuina, ma gravata da tante carenze e necessità non soddisfatte per la popolazione Samburu. Certo c'è bisogno del contributo di molti per aiutare tutti questi bambini a realizzare un loro domani meno difficile e dare una risposta al loro oggi pieno di speranze.

Una parte del nostro cuore è rimasto con tutti loro e i loro grandi occhi interrogativi ci accompagnano ancora nel nostro quotidiano.

 

Li abbracciamo tutti con grande affetto e nostalgia

Adriana e Piero, con i figli Francesco, Giulia, Stefania, Gaia e lo zio "Ciccio"


 
 

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 05 novembre 2005