Associazione "Amici di Ndugu Zangu" O.N.L.U.S.
 La mia prima volta in Africa
  

 

Sto leggendo ciò che ha scritto Daniela, la piccola grande donna con cui ho fatto il mio primo viaggio in Africa, e non sono riuscita a trattenere le lacrime!
Sono lacrime di commozione perché, scorrendo le sue parole, rivivo con la memoria e con il cuore i momenti trascorsi in questa comunità in mezzo alla savana.
 
 
 
Per me era la prima volta che andavo in questa terra e la prima volta che facevo un'esperienza di questo tipo; quando Daniela mi ha proposto di andare con lei ho risposto sì di getto, seguendo il mio cuore... poi però poco alla volta sono affiorate le paure: di contrarre qualche malattia per le scarse condizioni igieniche, di non riuscire ad adattarmi alla mancanza di comodità, etc.
Però ho accettato perché la mia vocina interiore mi diceva che questa era un'esperienza da fare, perché mi avrebbe APERTO IL CUORE...
Potevo finalmente dimostrare a me stessa che ero in grado di "dare".
 
Sono partita con tanta curiosità, molta paura e nessuna aspettativa. Ed è stato proprio questo che mi ha permesso di vivere con gratitudine ogni momento.
I primi giorni non sono stati per niente facili: la realtà che avevo di fronte era talmente diversa da ciò a cui ero abituata! Le magnatte che Luigi ha costruito per gli ospiti della comunità sono molto confortevoli, però mi sono affiorate comunque alcune paure un po' infantili, come la paura del buio, degli insetti, degli animali...
La difficoltà maggiore per me è stata abituarmi a bere l'acqua, che pur essendo potabile, non trovavo proprio così gradevole al gusto come quella che siamo abituati a bere in Italia.
E poi il tempo: i primi giorni lo scorrere così lento mi ha spiazzata! Io che normalmente ho le giornate piene di impegni e sono sempre a rincorrere il tempo, mi sono trovata di colpo in una dimensione di immobilità! All'inizio mi faceva stare meglio il fatto di sapere che il giorno seguente magari avevamo qualche escursione in programma, anche solo una passeggiata al paese vicino?
Ma questa lentezza, unita all'isolamento dal  mondo esterno, mi ha permesso di vivere con maggiore consapevolezza ogni istante! E l'attenzione maggiore favorisce l'ascolto, l'esplorazione di sé.
 
Fin da subito, a Ndugu Zangu mi sono sentita amata da tutto: dalla gente, dalla terra, dalla savana... e soprattutto da me stessa.
Libera dai condizionamenti, lì sono riuscita ad esprimere pienamente me stessa e mi sono amata!
Quando sono tornata, mi è mancato quell'amore che avevo provato per me e quella libertà interiore che avevo assaporato. Il secondo giorno ho iniziato a stare male sia fisicamente sia emotivamente, questo mondo mi è parso vuoto di sentimenti: ero al supermercato e mi venivano in mente le parole di Mattew "ho visto che in Italia non vi salutate". Quella frase mi risuonava nelle orecchie, mi guardavo intorno e mi sembrava di essere circondata da decine di persone SOLE. Poi però, passato il momento di sconforto, è diventata sempre più forte in me la volontà di cercare quella libertà dentro di me e di viverla ovunque. Avevo visto come sono veramente e mi era piaciuto!
Certo, vivere liberi da condizionamenti qui nel proprio contesto sociale e familiare, è molto più difficile... qui tante volte ho agito con la paura del giudizio degli altri e la paura di perdere l'amore delle persone care...
Tornando ai giorni trascorsi a Ndugu Zangu,  posso dire che superate le difficoltà iniziali, compreso il senso di colpa per gli sprechi che facciamo noi Occidentali, ho vissuto un'esperienza di grande amore; vi assicuro che quei bambini sono in grado di aprire qualunque cuore, di "sfondare qualunque porta" per citare una frase della mia compagna di viaggio.
In particolare non dimenticherò mai gli occhi dei bambini... quando si mettono in coda per la "chakula" (spero di averlo scritto correttamente!)... quando cantano tutti insieme nei momenti della preghiera... quando saltano di gioia perché hanno ricevuto una caramella!
Una bambina delle magnatte in particolare mi ha aiutata molto ad aprire il cuore: tremava per la paura e per il freddo, le abbiamo dato un vestito, poi l'ho tenuta fra le braccia per un po', coccolandola e cercando di coinvolgerla nei giochi con gli altri bimbi.
Volevo rassicurarla, ma di certo non mi aspettavo di vederla dopo qualche ora sorridere e accennare qualche salto con le altre bimbe! Da quel giorno ogni volta che i nostri sguardi si incrociavano, lei mi illuminava con il suo sorriso, riempiendomi il cuore di gioia e di gratitudine.
 
Ora che sono tornata, apprezzo e assaporo molto di più le cose che ho a disposizione, che prima invece davo per scontate o addirittura pretendevo, come se mi fossero dovute.
 
Certamente questo tipo di esperienza va fatta di persona ed è molto gratificante!
Ora che ho vissuto quella realtà, mi sento anche di spezzare una lancia a favore delle adozioni a distanza, io che prima ero sempre molto diffidente nei confronti di qualsiasi forma di beneficenza.
Ho visto con i miei occhi che qualsiasi tipo di aiuto è devoluto a chi ha bisogno e non viene sprecato nulla.
Le porte di Ndugu Zangu sono aperte a tutti: questo ci hanno detto al momento dell'arrivederci e questo ci hanno dimostrato in tutti i giorni trascorsi lì con loro.
Di sicuro tornerò... sono curiosa di rivedere i bimbi cresciuti, soprattutto i più piccoli.
 
Jambo!
Daniela
 
 

Ultimo aggiornamento di questa pagina: 09 novembre 2006