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Cari amici, amiche e sostenitori vari Detto questo...CIAO SONO TORNATA!
In questa mia seconda esperienza in Ndugu Zangu ho di nuovo assaporato emozioni grandi, ritrovato pensieri che qui spesso si sopiscono e che hanno saputo ricaricarmi con tanta tanta forza. I bambini sono sempre di più, durante la scuola arrivano anche a più di 150. In questo periodo però, essendo vacanza, molti sono tornati alle proprie manyatte e in comunità son restati quelli che davvero ci vivono, perchè senza genitori o senza una casa propria. Erano più o meno una cinquantina. Poi c'erano i bambini cardiopatici: quelli già operati e guariti, che vivono come gli altri e solo devono mantenere alcune terapie di medicine; quelli ancora da operare che verranno in Italia nell'autunno (sono al momento quasi una ventina); quelli che non saranno più operati, perchè salire in Italia ha costi molto grandi e le loro possibilità di sopravvivenza sono troppo basse. Per questi ultimi Luigi si trova faccia a faccia con la dilaniante scelta tra la vita di uno e quella dell'altro. L'ospedale appena costruito è davvero un gioiello nella savana, vederlo sembra un miracolo e la struttura ha tutti i presupposti per diventare un centro utilissimo. Il problema è che ancora mancano quasi tutte le attrezzature: per adesso c'è una flebo, uno strumento di ecografia per il cuore che viene usato anche per tutto l'addome, un elettrocardiogramma. Il dispensario ha alcune medicine, ma moltissimi tipi ancora ne mancano, così che ci si è trovati a curare infezioni gravissime con semplici sciroppi o antibiotici. Comunque l'ospedale ha funzionato, alcuni medici erano giù per le ferie di qualche settimana e si è lavorato tantissimo, visitando tutti i bambini e accogliendo anche la gente che dalle manyatte anche lontanissime arrivava a portare i bimbi malati, le cui condizioni il più delle volte erano aggravate dai riti degli stregoni dei clan, che cercano di espellere il male dal bambino con tagli ed erbe spesso dannosissime per l'apparato digerente, che bloccano l'intestino e lievitano nell'addome gonfiandolo. A parte l'aiuto in ospedale, per quanto mi riguarda durante questo mese ho insegnato italiano al gruppo di bambini e ragazzi cardiopatici diretti in Italia a breve, ai quali ogni giorno si aggiungevano tanti altri semplicemente curiosi di sapere l'italiano. E' stato emozionante e divertente, mi ha permesso di passare tante ore con loro, di divertirmi come una pazza e il loro entusiasmo, la loro velocità di imparare mi hanno dato un'immensa soddisfazione. Poi abbiamo dipinto i muri esterni della missione, così che adesso è tutta azzurra, blu e verde. Si stanno inoltre costruendo nuovi locali e stanno già cambiando i fili elettrici per preparare gli impianti all'arrivo dei pannelli fotovoltaici, che alimenteranno l'energia elettrica della comunità al posto del generatore a petrolio. Infine un altro grande passo avanti sono i campi coltivati tutto intorno alla comunità: patate, pomodori, insalata, papaia, banane, barbabietole, spinaci, carote, addirittura aloe e basilico! Abbiamo mangiato sempre verdure del nostro orto al quale si è aggiunta una nuova evoluzione: il pollaio! Per quanto riguarda la vita in generale, tutto è molto sereno, i bambini a giorni alterni vengono lavati e cambiati (grazie al sempre vigilissimo baba, anche se dopo un secondo si rotolano nella polvere e tornano ad essere pupazzi di fango!), i dormitori hanno tutti materassi e zanzariere, non mancano mai il piatto di riso e fagioli quotidiano e l'uji (una specie di semolino dolce) a colazione e a metà mattina, una volta ogni tanto si raccolgono tutti insieme le papaie e ci si gode il momento frutta. Alcuni bimbi erano in ospedale a Wamba per essere operati (ad esempio gli ustionati), ogni giorno dalle manyatte arrivavano nuovi bambini malati e alcuni sono restati in comunità: Luigi mi ha stupita di continuo con la sua forza di accoglierli tutti e dare loro un profondo affetto, così, in modo incredibilmente naturale, come fossero figli suoi quando magari li aveva appena incontrati per la prima volta. Per me ogni giorno assisterlo era una stupenda emozione. Quotidianamente scoprivo in lui una tenacia e un coraggio tanto grandi da sembrarmi spesso addirittura inconcepibili. La
maggior parte dei ragazzi della mia età al momento sono via dalla
comunità e attendono di iscriversi ai college, che con le esorbitanti
tasse di entrata sono inaccessibili a loro che provengono da manyatte
dove capre e bambini ancora vivono assieme. Abbiamo a lungo parlato
dell'amore per Ndugu Zangu, della grande ammirazione che nutriamo per
Luigi, anche se per loro la vita è in questo momento particolarmente
dura perchè la trascorrono strozzati dalla frustrazione di non potersi
permettere l'impegno e la fatica di realizzare aspirazioni che a
vent'anni è naturale (anche se qui da noi non sempre) avere dentro di
sé. Questo è quanto a grandissime linee mi sento di riassumere di questo mese in cui sono sublimata dalla mia dimensione italiana...ovviamente ora la nostalgia è tanta, mi mancano i sorrisi e le coccole dei bambini, mi manca la vita della comunità, il brulicare dei momenti senza le pressioni e gli impegni dei ritmi italiani, mi manca lo stupirmi di ogni minima cosa che mi si presentava davanti agli occhi. Ndugu Zangu ha ancora tanto bisogno di noi. Come ricorda sempre l'amato nonno Luigi: se qualcuno fa un piccolo gesto ed è da solo, il suo gesto rimane una piccola cosa. Ma se sono in tanti a farlo dal piccolo si costruisce il grande. E con tante piccole gocce si riempie il mare. Appena rientrata e già morde la voglia di tornare indietro...questo è Ndugu Zangu... mi ci saprò mai abituare?
Spero di incontrarvi un giorno, in giro qua e là...a tutti un grande abbraccio, Ivana |
